Tempio di Venere

L’edificio termale, forse una natatio, (piscina per nuotare) edificato nella I° metà del II° se d:C: in età adrianea; l’erronea attribuzione, che risale al sec. XVII,  è dovuta al ritrovamento in sito (notizia riportata dal Mazzella nel 1595) di una statua dedicata alla dea Venere. L’edificio fa parte di un complesso termale molto più ampio che si estende sulla collina di Baia e in buona parte nella cosiddetta Baia sommersa, (indicare il golfo e dire fuori)appartiene al settore di Venere ed è da esso diviso dalla strada (lo indicherò più avanti),L’edificio i cui lavori di scavo sono terminati intorno agli anni ’50 è interrato per circa 3 metri per un bradisisma discendente che interessa tuttora i Campi Flegrei.

Come si vede esternamente ha una forma ottagonale, gli spigoli sono segnati da enormi pilastri in opera laterizia (nello spessore interno, nascosto) esse presentano un incasso murario per il condotto dello scolo delle acque. Otto finestre a volta ribassata, in ognuna delle pareti, alleggeriscono l’edificio; le finestre sono munite, sul lato esterno, di davanzali in pietra. Al di sotto delle finestre, internamente, si possono notare gli archi di scarico.  (Entrare e dire:)  Internamente l’edificio è di forma circolare con diametro di m. 26,30 e presenta quattro ampie nicchi semicircolari ora parzialmente murate per motivi di sicurezza statica. Le pareti interne, tutte in opera laterizia (terracotta) dovevano essere riccamente decorate e rivestite da lastre di marmo fino all’altezza dei finestroni come è dimostrato dai fori per le grappe metalliche e dai resti di uno strato di preparazione con frammenti marmorei. Al centro sono visibili i resti in marmo di decorazione esterne: basi di colonne, architravi e lesene. La volta ad ombrello, del tutto crollata, presentava 16 spicchi probabilmente a sfera e a vela e poteva essere decorata con tesserine di mosaico (come il Mercurio e il Tempio di Diana), di cui non ci sono resti. Ai quattro angoli esterni, collegati all’ambiente centrale, quattro ambienti più piccoli, forse sale annesse per massaggi, riposo e altro. Tale tipo di copertura trova confronti con un edificio, il Serapeum, di villa Adriana a Tivoli. Riportano notizie di questa volta ad ombrello l’architetto spagnolo Sagrera che nel XV sec. afferma di essersi ispirato, per il progetto della Sala dei Baroni a Napoli, alla cupola del Tempio di Venere; inoltre nella Biblioteca Vaticana ci sono i disegni della Volta del Tempio di Venere eseguiti da Giuliano da Sangallo.  

 ESCAPE='HTML'